28 settembre 2006

tanto per essere pessimisti

Le acque dei laghetti polari stanno diventando frizzanti più dello champagne appena versato in una coppa. Bolle di gas ancora congelate, grandi quanto una moneta, emergono a grappoli dal fondo e rimangono a galleggiare sulla superficie fino a che si scongelano, liberando metano nell’atmosfera. Potrebbe sembrare una divertente curiosità da raccontare all’università agli studenti dei corsi di geologia; invece è un preoccupante segnale che il riscaldamento globale sta innescando dei processi noti col nome di feedback positivo, come dire un effetto che esalta la causa da cui ha origine. I fenomeni, di vastissima portata, sono stati di recente scoperti nei laghi siberiani da Katey Walter, una ricercatrice dell’Istituto di Biologia Artica all’Università di Fairbanks in Alaska, e sono stati illustrati in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature. La Walter e la sua equipe studiano da anni il comportamento del permafrost, un tipo di terreno così chiamato perché le sue temperature si mantengono permanentemente sotto lo zero, in una sorta di freezer naturale in cui i resti degli organismi vegetali e animali rimangono surgelati per millenni.
Ma ora il permafrost, a causa dell’effetto serra, si sta sgelando a ritmi crescenti -osserva la Walter-. Tutto ciò porta alla decomposizione del materiale organico intrappolato nei ghiacci e al rilascio nell’atmosfera di ingenti quantità di metano, che è potente gas a effetto serra. Grazie a varie campagne di monitoraggio dall’alto e da terra abbiamo potuto documentare questo fenomeno nei laghetti che costellano la regione di Cherskii in Siberia». Attualmente, il principale gas responsabile dell’effetto serra provocato dall’uomo è l’anidride carbonica, in quanto è relativamente il più abbondante. Ma il metano ha un potenziale riscaldante 21 volte superiore a quello dell’anidride carbonica e un suo rilascio in atmosfera in grandi quantità farebbe schizzare un alto la colonnina del termometro del pianeta, più di qualunque pessimistica previsione finora avanzata dai modelli matematici. Secondo le stime più aggiornate il permafrost si estende per 22 milioni di km quadrati, interessando circa il 24% delle terre emerse dell’emisfero Nord, non solo le alte latitudini polari, ma anche gli altipiani dell’Asia Centrale. Il contributo in termini di gas serra causato dal suo eventuale scongelamento sarebbe catastrofico.

Franco Foresta Martin
27 settembre 2006

questo quanto tratto da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/09_Settembre/26/laghi_artici.shtml

chissà se l'è vero.... se lo è andiamo tutti in siberia... magari tra 20anni sarà il nuovo mar rosso... ehehehe

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